immagine Università Federico II di Napoli, così Agritech Academy guida la ricerca di 28 università
  • di Nando Santonastaso
  • giovedì 6 giugno 2024, 07:00

Università Federico II di Napoli, così Agritech Academy guida la ricerca di 28 università

Sarà per le oltre 8mila imprese del settore, per il boom dell'export che ha superato i 5 miliardi di euro di valore. Sarà per la qualità dei distretti e delle filiere, cresciuti molto anche a livello internazionale con fatturati e quote di produzione in costante ascesa (basti vedere quelli della Mozzarella di Bufala Campana Dop). Ma dove, se non a Napoli, capoluogo della regione capofila delle esportazioni italiane 2023, l'agroalimentare poteva incontrare il sistema dei saperi e della ricerca avanzata per scoprire quale dovrà essere il suo futuro in chiave digitale? E dove se non alla Federico II, che ai suoi primi 800 anni di storia aggiunge il fiore all'occhiello di Agritech, il Centro nazionale di Ricerca per le Tecnologie dell'Agricoltura di cui è coordinatrice, che coinvolge 28 università italiane, 5 centri di ricerca e 20 tra le migliori aziende del Paese, e la cui sede è già stata individuata nell'ex Manifattura Tabacchi? Finanziato per 320 milioni dal Pnrr, il progetto ha già portato alla nascita dell'Agritech Academy, naturalmente presso il Polo tecnologico di San Giovanni a Teduccio, l'ecosistema universitario più imitato in Italia: è qui che da un anno si formano i tecnici specializzati che dovranno capire, governare e agevolare la trasformazione tecnologica e digitale del settore primario, in nome e per conto della sostenibilità ambientale. Due bandi, moltissime richieste e tanti dei partecipanti del primo anno già reclutati da aziende del settore. Difficile dare torto al Rettore Matteo Lorito che su Agritech ha scommesso una parte rilevante della sua credibilità di esperto e studioso (biologia vegetale e agraria sono il suo Dna di docente): «Un progetto strategico per l'Italia e il fatto che il coordinamento del progetto sia stato assegnato a Napoli è un grande riconoscimento per la Campania e per tutto quello che è stato fatto nel settore agroalimentare. Il Pnrr si propone tra gli altri obiettivi quello di aumentare il livello occupazionale dei territori, in particolare tra i giovani e le donne: bene, il Centro ha già dimostrato, nella sua proposta, di poter aumentare l'occupabilità e l'occupazione partendo dal settore agroalimentare. Settore in cui l'Italia è una potenza mondiale». 

La sfida 

Il nuovo paradigma del Sud in fondo è proprio questo. Accettare la sfida dell'innovazione non al buio, come si poteva pensare un tempo, ma con le carte in regola. E quella dell'Agricoltura 4.0 non è una dimensione per visionari, tutt'altro. Non può essere banalizzata come una moda o un trend, e pensare che sia soltanto l'ultima fase dell'evoluzione che sta caratterizzando il settore agricolo è troppo riduttivo. Non è solo l'applicazione al mondo agricolo dei nuovi paradigmi tecnologici, dai sensori IoT all'Intelligenza Artificiale, dalle Blockchain alle Piattaforme di supporto: «È la risposta concreta alla sfida alimentare del nostro futuro che la tecnologia ci permette di fornire» raccontano gli esperti. E Lorito concorda perfettamente: «La competitività dell'agroalimentare italiano aumenterà notevolmente nei prossimi anni grazie a ciò che si farà all'interno di Agritech» sottolinea. E aggiunge: «Le attività del Centro riguardano sostanzialmente l'adattamento della produzione agraria ai criteri della sostenibilità e ai cambiamenti climatici, la riduzione degli sprechi, lo sviluppo di strategie di economia circolare, lo sviluppo delle aree marginali. E ancora, la promozione della sicurezza, la tracciabilità e la tipicità delle filiere. Cosa cambierà per il cittadino consumatore? Avremo più prodotti di qualità, più prodotti made in Campania con prezzi più competitivi con lo sviluppo di aziende del settore che potranno fare un salto di qualità».

Commisurato ai numeri del comparto agroalimentare italiano, l'impatto della ricerca made in Napoli si annuncia fortissimo. Oggi, con oltre 740 mila aziende agricole, 330 mila imprese di ristorazione, 70 mila industrie alimentari e 4 milioni di lavoratori, il mercato agroalimentare italiano è il terzo più grande dell'Unione europea e nel 2023 ha generato più di 65 miliardi di euro, pari al 3,8% dell'economia totale italiana. Nessuna sorpresa, pertanto, di fronte alla crescita di nuovi soggetti imprenditoriali, soprattutto tra i giovani, che mirano a rinnovare il comparto: sono 340 le startup attive nel settore agri-foodtech, un mercato che in Italia sta correndo. L'ultimo report di TheFoodCons, agenzia di advisory e servizi digitali per l'agricoltura, conferma che gli investimenti nell'agritech nel 2023 sono arrivati a quota 238 milioni di euro per un totale di 74 operazioni. Parliamo di un incremento del 53% rispetto al 2022, in controtendenza rispetto al totale degli investimenti tecnologici nelle start-up di altri settori. Del resto, il 64% delle aziende agricole italiane ha adottato almeno una soluzione di agricoltura 4.0: dai droni ai robot, dai sensori ai gps, dalle piattaforme satellitari all'internet delle cose, in tante si sono attrezzate per combattere i cambiamenti climatici, impattare meno sull'ambiente, aumentando la produttività e cercando di contenere i costi come spiega un'indagine di Coldiretti.

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«I nostri giovani professionisti dovranno guidare il settore verso una nuova era» ha sintetizzato efficacemente il direttore del dipartimento di Agraria della Federico II Danilo Ercolini, che è anche il direttore scientifico della Fondazione Agritech, presentando l'Academy a Berlino. Ma il progetto e il corso di alta formazione avranno inevitabilmente anche una prospettiva euromediterranea di grande importanza, alla luce del Piano Mattei e dell'impegno paritario dell'Italia verso i partner africani. La Federico II ha firmato un accordo con la FAO, che si estenderà anche ad Agritech, e il Rettore Lorito ha presentato il progetto a Tunisi su invito del governo italiano e di quello tunisino in occasione della missione bilaterale per l'agricoltura. È solo l'inizio di un percorso che sembra sempre più orientato verso la contaminazione dei saperi tra le sponde del Mediterraneo, verso l'istituzione di un'Accademia partecipata da più Stati che parli lo stesso linguaggio della ricerca e della conoscenza per formare i giovani senza costringerli a lasciare i loro Paesi. Il sogno di Romano Prodi. 

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