- giovedì 25 luglio 2024, 07:00
Zes unica al Sud, boom di richieste: nove miliardi al Mezzogiorno
Un exploit clamoroso, nettamente superiore perfino alle più ottimistiche previsioni. Una valanga le domande presentate dalle imprese del Mezzogiorno per accedere al Credito d'imposta della Zes unica, quattro volte più di quelle del 2023: gli investimenti richiesti ammontano a oltre 9,4 miliardi, cinque volte maggiori rispetto a quanto stanziato per il 2024 dal Governo (1,8 miliardi, mai così tanti peraltro dall'istituzione delle Zes nel 2016). Fortissima, evidentemente, la fiducia delle aziende nella legge istitutiva della Zona economica speciale Sud, entrata in vigore all'inizio di quest'anno ma di fatto operativa dall'1 marzo, con la cessazione dei Commissari straordinari che guidavano le 8 Zes territoriali prima esistenti. Un dato, commenta il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che «si riflette sulla maggiore propensione agli investimenti» e per il quale «chiediamo ora al Governo di mettere in campo il massimo sforzo per venire incontro a questa forte domanda. Ora bisogna valutare insieme quale potrebbe essere il fabbisogno reale per utilizzare al meglio questa straordinaria occasione e supportare il dinamismo e le aspettative del sistema produttivo meridionale».
La misura
La notizia dei 9 miliardi di investimento richiesti arriva dal ministro per il Sud, il Pnrr, la Politica di coesione e gli Affari europei Raffaele Fitto che non a caso parla di «successo» della misura, destinata alla sola area meridionale e per le cui prenotazioni era stato fissato il termine di un mese, dal 12 giugno al 12 luglio. Le imprese interessate dovevano comunicare non solo gli investimenti già realizzati nella prima parte dell'anno ma anche quelli previsti nel semestre successivo. La risposta, come detto, è stata a dir poco straordinaria se si considera che nell'esperienza delle 8 Zes solo nel caso della Campania si erano registrate richieste decisamente significative (circa 3 miliardi). Meno rilevanti gli investimenti delle altre sette Zone economiche speciali, come più volte il ministro Fitto aveva osservato nel lungo e spesso animato dibattito che ha preceduto (e seguito) l'approvazione della legge. Era stato comunque il Governo su proposta dello stesso Fitto ad accrescere il plafond di risorse previsto per la Zes unica, portandolo da 1,4 a 1,8 miliardi (e già allora si era temuto che non bastassero), «la cifra più alta in assoluto finora stanziata per incentivare gli investimenti al Sud, addirittura il triplo dell'importo originariamente previsto nel 2016» ricorda nella nota diffusa ieri il ministro. Che coglie l'occasione per ribadire che in realtà «il credito d'imposta Sud precedentemente in vigore si applicava già a tutto il territorio del Mezzogiorno. Con l'istituzione della Zes unica, questo Governo ha modificato l'agevolazione sotto due profili, rafforzandola: da un lato ha aumentato l'intensità massima dell'aiuto concedibile, portandola dal 45% al 60%, dunque estendendo a tutto il Mezzogiorno quanto già previsto solo nelle otto precedenti aree Zes; e dall'altro ha incrementato le risorse a disposizione, da 1,4 a 1,8 miliardi di euro, proprio per far fronte alla maggiore entità del beneficio fiscale».
Il chiarimento
Un chiarimento opportuno anche perché nelle ultime ore, e comunque prima che venisse reso noto l'ammontare degli investimenti chiesti dalle imprese meridionali, sono nati dubbi a dir poco legittimo - sull'effettiva percentuale di credito d'imposta che spetterebbe alle imprese ammesse alla misura. L'Agenzia delle Entrate ha infatti abbassato il tetto massimo al 17%, una quota decisamente troppo modesta anche e soprattutto in rapporto alla massa di domande pervenute. Fitto era all'oscuro del provvedimento che non esita a definire «sbagliato» ancorché non preceduto da alcun confronto preliminare. Cosa è successo? Nella lunga nota di ieri il ministro ricorda che «su richiesta del Ministero dell'economia e delle finanze, il nuovo credito d'imposta Zes viene erogato con il meccanismo della prenotazione, con un tetto massimo di spesa, per evitare imprevedibili effetti finanziari sul bilancio dello Stato, come avvenuto nel caso del Superbonus e di altri strumenti automatici. Tale meccanismo di prenotazione, lo sapevamo bene, avrebbe dato luogo ad un ammontare di richieste legate anche ad investimenti ancora da realizzare, imponendo un'attenta verifica delle domande trasmesse da parte delle imprese. Proprio per questa ragione prosegue Fitto - in data 17 luglio ho richiesto al Direttore dell'Agenzia delle Entrate i dati sulle domande pervenute da parte delle imprese per svolgere tali valutazioni». La risposta, dice Fitto, è arrivata solo ieri e «dopo che, come detto, l'Agenzia aveva già adottato, senza alcun preventivo confronto, il provvedimento che fissa a circa il 17% l'entità dell'aiuto concesso».I dati rivelati dal ministro dicono che «su 9,4 miliardi di euro di domande da parte delle imprese, ci sono 167 milioni di euro di investimenti già realizzati, fatturati e certificati, 83 milioni di euro di investimenti realizzati, non fatturabili e certificati, mentre i restanti 9,2 miliardi di euro corrispondono a investimenti non realizzati o non fatturati o non certificati. È evidente prosegue la nota - che ci troviamo di fronte a un dato che dovrà essere attentamente verificato da parte del Governo, anche per valutare l'eventuale necessità di ulteriori coperture finanziarie. Ma è altrettanto evidente l'enorme interesse sollevato dalla misura, che alla luce di questi dati, se confermati, si rivela un grande successo, con oltre 9 miliardi di euro di investimenti incentivabili nel Mezzogiorno». Si tratta a questo punto di capire, precisa sempre Fitto, «se tale dato è il frutto in parte dell'applicazione del criterio della prenotazione, e dunque è sovrastimato, oppure se rappresenta un ammontare di investimenti effettivi. In ogni caso, questa valutazione richiede un lavoro dettagliato che si sta già svolgendo ma che avremmo potuto anticipare, se solo il Direttore dell'Agenzia delle Entrate avesse condiviso i dati e le valutazioni prima di adottare il provvedimento».
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