- martedì 3 marzo 2026, 19:14
Benzina e diesel, volano i prezzi con la guerra in Iran: cosa può succedere nei prossimi giorni
I cittadini italiani stanno già avvertendo l’effetto diretto della guerra in Iran: questa mattina la benzina ha raggiunto in media 1,698 euro al litro e il gasolio 1,760 euro al litro, con un aumento rispettivamente di 2 e 3 centesimi rispetto ai giorni precedenti. A prima vista, gli incrementi possono sembrare contenuti, ma rappresentano la punta di un fenomeno più ampio, che attraversa i mercati internazionali dell’energia e arriva fino ai consumatori. I prezzi alla pompa non salgono per caso: sono l’esito di un complesso intreccio di fattori che parte dalle quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati, passa per le importazioni e la logistica, e si riflette sulle vendite nei distributori.
Chiuso lo stretto di Hormuz, l'impatto della guerra sui mercati
La guerra in Iran e i mercati del petrolio
Gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno avuto un impatto immediato sui mercati globali del petrolio. Il Brent ha chiuso la seduta di ieri intorno ai 78 dollari al barile, segnando un aumento del 7% rispetto a venerdì scorso e toccando punte di 80 dollari, un livello che non si vedeva da giugno 2025. Nelle contrattazioni odierne le quotazioni hanno superato gli 82-83 dollari al barile.
I prodotti raffinati hanno reagito in maniera ancor più marcata: il gasolio ha registrato un balzo di quasi 10 centesimi euro al litro (+17,5%), mentre la benzina è cresciuta di 3,3 centesimi (+7%). La guerra in Iran ha acceso preoccupazioni sulle forniture, in particolare per i prodotti raffinati, che transitano in gran parte attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo ogni sviluppo militare un fattore diretto di volatilità sui mercati.
Lo Stretto di Hormuz e la filiera italiana
La forte impennata del gasolio e del jet fuel deriva dalla centralità geografica dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transitano gran parte delle forniture provenienti dall’Arabia Saudita, dal Kuwait, dagli Emirati Arabi e dall’Oman. Questi paesi hanno investito in raffinerie che rispondono agli standard europei, mentre in Europa la capacità produttiva delle raffinerie continua a calare. Attualmente il 57% del gasolio e il 20% del jet fuel importati in Italia passano per Hormuz.
Il petrolio grezzo, invece, raggiunge il nostro paese in parte bypassando lo Stretto grazie all’oleodotto East West crude oil pipeline. Complessivamente, il 42% del greggio importato in Italia proviene dall’Africa (Libia in testa con il 24%), il 30% dall’Azerbaijan e dal Kazakhstan, e il 13% dagli Stati Uniti. Questa diversificazione riduce la vulnerabilità del sistema, ma non annulla l’impatto immediato sui prezzi dei prodotti raffinati.
Gli scenari in caso di chiusura totale dello Stretto
Secondo Gianni Murano, presidente Unem, se la guerra in Iran dovesse provocare una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, tra il 15% e il 20% dell’offerta globale di petrolio potrebbe scomparire dal mercato. Una situazione simile scatenerebbe una corsa agli approvvigionamenti e porterebbe i prezzi a livelli difficili da immaginare.
Gasolio e jet fuel, che transitano maggiormente per la regione, sarebbero i più colpiti, con ripercussioni immediate sui costi di trasporto e sui prezzi alla pompa in Italia ed Europa. La complessità dello scenario rende le previsioni particolarmente delicate, perché ogni nuovo sviluppo militare o diplomatico può modificare rapidamente le aspettative degli operatori e i costi reali del carburante.
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La resilienza del sistema italiano
Nonostante la guerra in Iran e l’incertezza sui mercati globali, l’Italia dispone di una filiera energetica solida e di forniture diversificate, capaci di reagire anche a shock improvvisi. Gli operatori italiani hanno sviluppato strategie di flessibilità e accumulato esperienze significative negli ultimi anni, che consentono di mitigare gli effetti immediati degli aumenti dei prezzi internazionali.
Questo non elimina i rincari alla pompa, ma rende il sistema più preparato a fronteggiare eventuali crisi di approvvigionamento. Nei prossimi giorni, la combinazione tra l’evoluzione del conflitto in Iran e la gestione delle forniture internazionali sarà determinante per capire come si muoveranno i prezzi del petrolio, del gasolio e della benzina in Italia.
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