immagine Bollette, possibile sconto su gas e luce fino a 100 euro: quando potrebbe arrivare. Il confronto con i costi in Ue
  • di Giacomo Andreoli
  • martedì 17 febbraio 2026, 20:38

Bollette, possibile sconto su gas e luce fino a 100 euro: quando potrebbe arrivare. Il confronto con i costi in Ue

Fino a 60 euro di sconto una tantum sulla bolletta elettrica per una platea che potrebbe arrivare a 4 milioni di famiglie. È l’effetto del contributo “volontario” (un nuovo bonus) previsto dalla bozza del decreto Bollette (in arrivo nelle prossime ore) per i clienti domestici che non percepiscono il bonus sociale e che hanno un Isee non superiore a 25mila euro. Si tratterebbe di uno sconto extra in bolletta che i fornitori potrebbero scegliere di applicare a chi ha Isee sotto una certa soglia. Non sarebbe obbligatorio né automatico: dipenderebbe dalla decisione di ogni operatore. Il calcolo è di Facile.it, secondo cui per una famiglia tipo il beneficio si tradurrebbe esattamente in un risparmio compreso tra 50 e 60 euro una tantum.

In questo scenario, la bolletta elettrica media nel 2026 per un nucleo con tariffa variabile dovrebbe attestarsi a 768 euro, in calo rispetto agli 805 euro spesi nel 2025. La platea potenziale dei beneficiari è stimata fino a 4 milioni di nuclei, mentre fino a 4,5-5 milioni di famiglie potrebbero accedere all’extra sconto da 90 euro – che potrebbe salire ad almeno 100 euro – previsto per chi già percepisce il bonus sociale (Isee fino a 9.796 euro o 20mila euro con almeno quattro figli). Resta però un’incognita: per i non percettori il contributo non sarà automatico e dipenderà dall’adesione dei singoli venditori. Per finanziare le misure il decreto dovrebbe stanziare complessivamente circa 3 miliardi di euro, di cui 315 milioni destinati al contributo “volontario”.

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Il decreto verso il Consiglio dei ministri

Il governo lavora al testo che potrebbe approdare, con tutte le cautele del caso, sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì 18 febbraio. Nel pomeriggio di ieri è svolto un vertice di maggioranza con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. A Palazzo Chigi è arrivato anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Da limare restano alcuni aspetti, in particolare l’articolo 3 con le “Disposizioni urgenti per promuovere la contrattazione di lungo termine della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese”. Sono in corso interlocuzioni anche con alcune Regioni, tra cui la Lombardia, interessata per la presenza di centrali con concessioni idroelettriche.

Forza Italia, in una riunione a cui ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha assicurato «uno sforzo massimo» per garantire impatti immediati su famiglie e imprese, premendo per una revisione in sede europea del sistema Ets, ritenuto penalizzante. Anche la Lega non avrebbe sollevato obiezioni. Tuttavia Bruxelles potrebbe porre dei paletti, vista la delicatezza della materia.

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Imprese, il nodo Ets e le critiche delle associazioni

Il tema più sensibile resta quello del sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 (Ets), che incide per circa 30 euro a megawattora sul prezzo unico nazionale (Pun), oggi intorno ai 120 euro al megawattora. La bozza prevede che le centrali termoelettriche a gas non paghino alcuni oneri di trasporto del metano e la componente Ets, costi che verrebbero in parte redistribuiti in bolletta. L’obiettivo è ridurre il prezzo dell’elettricità abbassando il costo del gas per i produttori, ma la misura richiede il via libera della Commissione Ue. Secondo una simulazione di Facile.it con Italfinance, l’eventuale azzeramento della componente Asos consentirebbe a un’azienda manifatturiera con consumi medi di 195mila kilowattora l’anno di risparmiare circa 9.200 euro su una bolletta complessiva di 51mila euro. Ma le associazioni delle imprese restano divise.

Confartigianato teme che l’allungamento a 10 anni del pagamento degli oneri generali di sistema, con un tasso del 6%, possa generare un aggravio complessivo fino a 10 miliardi di euro per 6-7 milioni di micro e piccole imprese. Confcommercio chiede una riduzione strutturale degli oneri, che pesano ancora per oltre il 20% sulla bolletta elettrica. Coldiretti e Confagricoltura esprimono preoccupazione per i possibili tagli ai sostegni a biogas e biomasse, ritenuti essenziali per la sostenibilità delle filiere agricole. Dall’opposizione il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Stefano Patuanelli, definisce il decreto «un’operazione cosmetica». Per Pd e Alleanza Verdi e Sinistra è «un inutile specchietto per le allodole».

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I risparmi per le imprese e i tempi di attuazione

Secondo il Centro studi Unimpresa, il decreto potrebbe generare risparmi complessivi tra 3,5 e 4 miliardi di euro: tra 2 e 2,7 miliardi per le imprese e tra 800 milioni e 1,3 miliardi per le famiglie. Per una famiglia con consumi medi di 2.700 kilowattora l’anno il risparmio effettivo oscillerebbe tra 30 e 50 euro.

I tempi di applicazione restano un’incognita. Se il decreto riceverà il via libera domani, occorreranno poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e i passaggi attuativi prima che gli sconti si traducano concretamente in bolletta. L’esperienza dell’ultimo decreto energia approvato nello stesso periodo dell’anno mostra che tra l’ok del Consiglio dei ministri e l’effettiva applicazione delle misure in bolletta possono trascorrere diversi mesi: nel 2025 il via libera arrivò a febbraio, ma gli effetti per famiglie e imprese si videro soltanto in estate. Anche questa volta, quindi, il beneficio potrebbe non essere immediato e slittare ai mesi centrali dell’anno.

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Il confronto con Francia e Spagna

Resta però il nodo strutturale del costo dell’energia in Italia, superiore alla media europea. I dati Eurostat indicano per le imprese italiane prezzi medi tra 0,24 e 0,28 euro per kilowattora, contro circa 0,18-0,20 euro in Francia e 0,20-0,22 euro in Spagna. In termini percentuali significa che un’azienda italiana può pagare l’elettricità dal 20% al 40% in più rispetto a un concorrente francese e fino al 25% in più rispetto a uno spagnolo.

Tradotto in numeri concreti: su un consumo annuo di 200mila kilowattora, un’impresa italiana che paga 0,26 euro per kilowattora spende circa 52mila euro l’anno; la stessa azienda in Francia, con un prezzo medio di 0,19 euro, ne spenderebbe circa 38mila, con un risparmio superiore a 14mila euro. In Spagna, con un prezzo medio di 0,21 euro, la spesa si fermerebbe intorno ai 42mila euro, con un vantaggio di circa 10mila euro rispetto all’Italia.

Su scala industriale, moltiplicando questi differenziali per milioni di kilowattora, il divario incide direttamente su margini e competitività. Per le famiglie il quadro non è molto diverso. Anche sul segmento domestico l’Italia si colloca stabilmente sopra la media Ue. A parità di consumi – ad esempio 2.700 kilowattora l’anno – una differenza di 4-5 centesimi al kilowattora può tradursi in oltre 100 euro di spesa aggiuntiva rispetto a un nucleo francese o spagnolo.

La Francia beneficia di un mix energetico in cui il nucleare copre oltre il 60% della produzione elettrica, garantendo maggiore stabilità dei costi e minore esposizione alle oscillazioni del gas. La Spagna ha invece investito massicciamente nelle rinnovabili: eolico e fotovoltaico coprono in diversi mesi oltre il 50% della generazione elettrica, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e comprimendo il prezzo all’ingrosso nei momenti di forte produzione verde.

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I limiti del decreto

In questo contesto, secondo gli esperti di energia, il decreto da circa 3 miliardi rappresenta un intervento di sostegno immediato, ma non risolutivo. Gli sconti previsti – fino a 100 euro per una famiglia tipo o qualche migliaio di euro per un’impresa – restano modesti se confrontati con un differenziale strutturale che può valere decine di euro per megawattora ogni anno. Senza una revisione profonda del mix energetico e delle regole di formazione del prezzo, il rischio è che famiglie e imprese italiane continuino a pagare l’energia più dei principali concorrenti europei, con effetti diretti su potere d’acquisto, investimenti e competitività industriale.

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