immagine Il brand Napoli vola tra turismo, export e Pnrr
  • di Nando Santonastaso
  • giovedì 5 settembre 2024, 07:00

Il brand Napoli vola tra turismo, export e Pnrr

I primi segnali si erano visti con l'allora Zes Campania, con l'importante rilancio degli investimenti produttivi privati, dalla logistica al farmaceutico passando per l'aerospazio, favoriti e sostenuti da credito d'imposta e sburocratizzazione. Nuove risorse, nuovi progetti, nuova occupazione sia pure va sempre ricordato non ancora in grado di ridurre definitivamente le distanze dalla media Italia. È stata la dimostrazione che la crescita di Napoli (e provincia), la più robusta nel Paese dal Nord al Sud, non era destinata a trasformarsi in una performance di breve durata, un exploit. E che il boom del turismo, anche in questo caso di proporzioni a dir poco rilevanti, non avrebbe raccontato da solo tutto ciò che oggi è diventato il brand Napoli, in Italia e nel mondo. Lo dimostrano in maniera inequivocabile molti dati, tra i quali spicca quello dell'export: il capoluogo ha toccato i 14,4 miliardi di merci spedite in altri Paesi con un incremento clamoroso (+47%) rispetto al 2022 (dati Sace), e una tendenza pressoché analoga anche nella prima parte del 2024. Il primato nel Mezzogiorno e il peso specifico sull'economia campana confermano un dinamismo del sistema delle imprese che gli aggiornamenti Abi avevano messo in evidenza già da qualche anno, spiegando che in periodi di frenata economica generale il contraccolpo su Napoli (e sulla Campania) risultava più basso e, persino positivo in certe rilevazioni. Non si arriva a certi risultati per caso. Il sindaco Gaetano Manfredi ha ripetuto anche di recente che, a prescindere persino da statistiche e percentuali ufficiali, si respira a pieni polmoni la percezione di quanto la città sia cresciuta pur senza dimenticare i suoi storici limiti, dalla disoccupazione giovanile e femminile in particolare, al degrado ambientale di alcune aree periferiche, alla criminalità comune e camorristica. 

Non solo turismo, dunque, in questa brillante vivacità partenopea che l'Alta velocità ha indubbiamente favorito, permettendo ai napoletani di arrivare in un'ora a Roma e disegnando così un asse con la Capitale che vuol dire molto, e non solo in termini di mobilità. Già, ma alla fine quanto vale adesso il brand Napoli? Quantificarlo è al momento impossibile anche se, saggiamente, il Comune si è messo al lavoro anche su questo tema affidando all'Università Vanvitelli e ad un esperto come Stefano Rolando, presidente della Fondazione intitolata a Francesco Saverio Nitti il difficile compito di rispondere al quesito. Ci vorranno mesi, sicuramente, ma la solidità dell'amministrazione civica e l'obiettiva opportunità di una ricerca del genere sono incoraggianti. È da lavori di questo tipo che derivano nuove opportunità di attrazione di investimenti, specialmente stranieri, e soprattutto un migliore ranking internazionale, che poi si rivela spesso decisivo nella scelta di dove realizzare questo o quel progetto da parte di società o di fondi esteri. 

L'exploit del turismo 

I numeri di Napoli, anche questo è ormai chiaro, spingono in una tale direzione. Per restare solo al turismo, è una certezza il fatto che il 67% del totale meridionale dei visitatori di siti storico-archeologici si concentra qui, grazie ovviamente all'enorme richiamo di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata. E lo stesso vale per la percentuale di turisti stranieri, sempre più in aumento, che permettono a Napoli di essere ormai quasi stabilmente la sesta città d'Italia per presenze turistiche. Più di un punto e mezzo di Pil cittadino arriva da qui: ad agosto si è calcolato che Napoli è stata visitata da circa un milione e 280mila persone (anche se la copertura alberghiera non è andata oltre il 70-75%) ma già lo scorso anno tra aprile e luglio si sono contati un milione di turisti ogni mese.

Numeri importanti ma accompagnati, come detto, da una ritrovata capacità imprenditoriale che pur scontando il limite della ridotta dimensione della stragrande maggioranza di imprese insediate sul territorio (il 95% del totale) si mostra attenta a cogliere le nuove opportunità. Non è un caso che delle 16mila domande inviate all'Agenzia delle Entrate per beneficiare del Credito d'imposta previsto dalla Zes unica la maggior parte proveniva da Napoli e dalla Campania. Ed è altrettanto noto che in termini di cantieri del Pnrr la città si sia fatta trovate pronta, in attesa di sfruttare la grossa opportunità rappresentata dal risanamento e dal rilancio dell'area di Bagnoli-Coroglio per la quale sono stati stanziati 1,2 miliardi di euro di Fondi coesione nazionali. 

Le contraddizioni di Napoli 

Il settore delle costruzioni rimane il più rappresentativo sotto il profilo industriale (e del resto con la sua lunga filiera intercetta quasi l'80% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza). Ma c'è anche fiducia nelle giovani start up e nelle Pmi innovative che qui crescono ad un ritmo più elevato della media nazionale. E in riconversioni industriali strategiche, come quella che attraverso TeaTek restituirà valore e attività all'ex Whirlpool di via Argine, uno delle ultime presenze manifatturiere di un certo peso in città. Manfredi è certo che la «nuova Napoli» sta sollecitando interesse e voglia di investire in varie parti del mondo e sicuramente ha ragione, considerato che la città già adesso garantisce un Pil da 28 miliardi di euro pur dovendo convivere ancora con emergenze di povertà e degrado sociale tutt'altro che irrisolte. Ma il brand tira anche al di là delle contraddizioni ed è forse anche per questo che misurarlo diventa quasi impossibile nella città che sui contrasti ha costruito la sua unicità. Nel bene e nel male. 

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