- sabato 8 giugno 2024, 08:00
Academy e startup sul Mediterraneo: un patto per i giovani
In tempo di elezioni Europee torna al centro del dibattito la questione dei giovani, del loro voto e della formazione del capitale umano. Un capitale umano tradizionalmente fornito in maniera sostanziale dal Meridione, magari dotato mediamente di un livello di formazione non particolarmente elevato. Un capitale umano, quello di estrazione universitaria che solo nelle regioni più a Nord sembra possa riuscire nei grandi numeri a far valere il proprio talento. Eppure questa situazione oggi sembra essere destinata ad una sorta di ribaltone, per una serie di oggettivi cambiamenti dello scenario.
I fermenti
Aziende al Sud che crescono e che aprono nuove sedi, una imprenditorialità giovanile da primato (come nel caso della Campania) attività di ricerca e sviluppo nelle Università e nei Centri di Ricerca in crescita per quantità, varietà di temi trattati e livelli di produttività, e che potrebbe essere, la ricerca al Sud, tra i maggiori beneficiari del picco di risorse economiche del Pnrr, un asse politico che si sposta verso Sud, restituendo all'Euromediterraneo la valenza storica di grande culla non solo della civiltà ma anche del benessere diffuso, una formazione professionalizzante e universitaria di alto livello con eccellenze diffuse e produttività sostanzialmente indistinguibile tra Nord e Sud (con l'eccezione della costante fuga dei cervelli ben formati nelle sedi Meridionali e diffusi a macchia d'olio), una valorizzazione delle grandi connessioni energetiche transnazionali spinto dalla necessaria transizione ecologica che potrebbe favorire chi dispone di più eolico, solare e altre rinnovabili, una massa di capitale umano assetato di alta formazione che chiede di abbeverarsi a quelle fonti delle scienze e della conoscenza (e aggiungo anche della professionalizzazione) rappresentate dalle tante Università meridionali così come dichiarato da Federico II otto secoli fa quando istituiva il suo Studium e chiamava i giovani a Napoli perché molti potessero divenire «saggi ed edotti» e sostenere la costruzione di uno Stato moderno (per allora).
Insomma molte sono le ragioni per ritenere che si possa finalmente stabilire uno scambio di simbiosi euromediterranea dove i Paesi tra i più giovani del Pianeta, mi riferisco a quelli della sponda Sud del Mare Nostrum, possano stringere un patto di reciproco beneficio con quelli destinati ad affrontare gli enormi problemi di un incalzante inverno demografico. E allora perché non immaginare un Mediterraneo punteggiato di tante nuove sedi Universitarie, ad esempio realizzate sul modello del Campus a san Giovanni a Teduccio, dove formazione professionalizzante (Corsi di Laurea ma anche Academy) convivono il mondo delle imprese (grandi Aziende residenti nell'Università, laboratori congiunti, incubatori/acceleratori di Startup), tutte queste nuove sedi connesse in un'unica rete con tanti giovani che liberamente si muovono e si formano nei diversi contesti sui grandi temi del presente e del futuro. Perché non immaginare un nuovo programma di scambi che concettualmente si sposti da Rotterdam patria di Erasmus magari a Napoli, o a Palermo o a Bari. Un programma Erasmus Euromediterraneo proposto da Roberto Napoletano con l'appellativo di Federicum o Federicus, che faciliti la libera movimentazione di una nuova generazione di cittadini Mediterranei, proprio come poteva avvenire ai tempi di Federico II grazie ad una sana politica di cooperazione con il Sultano dell'Egitto Al Malik. Ecco che un Mediterraneo allargato e pienamente raccordato all'Ue potrebbe contribuire a realizzare una grande area economica e culturale, un grande polo di sviluppo delle politiche di pace e cooperazione internazionale in grado di competere con successo con players globali. Chissà, magari un giorno i nostri giovani potranno essere chiamati a votare per le elezioni Euromediterranee.
- Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.