- sabato 8 giugno 2024, 08:00
Europee 2024, l'editoriale del direttore Roberto Napoletano: è l'ora del Mediterraneo
Non abbiamo bisogno di un'Europa che continui a mediare e a porre vincoli, ma che riconosca le sue priorità e prenda grandi decisioni. La prima di tutte ai nostri occhi è la scelta politica del Mediterraneo come direttrice cruciale di sviluppo e di pace. Da questa scelta obbligata dal nuovo contesto geopolitico, segnato da due guerre distanti ma collegate tra di loro, Ucraina e Medio Oriente, ne discende il ruolo chiave del Sud italiano non più periferia, ma centro strategico dell’intera Europa per effetto del suo posizionamento geografico tra le due sponde del Mare Nostrum.
Che vuol dire nei fatti unico ponte possibile tra il Continente africano della speranza - risorsa giovanile e tesori di materie prime energetiche e del futuro messi a rischio da una polveriera a cielo aperto alimentata dalle armi dei russi e dai soldi a usura cinesi - e la sponda meridionale risvegliata del Vecchio Continente. Che vuol dire, rimarchiamo, unico Sud non autocratico del mondo pienamente regolamentato e parte integrante, peraltro in crescita, di un Paese del G7.
La posta in gioco di questo voto europeo, che un dibattito pubblico malato egemonizzato da questioni interne ha impedito di cogliere, non è la mera difesa dell'evidente interesse del sito italiano, ma la sua valenza ineludibile come punto di posizionamento trainante dell'intera Europa, da Nord a Sud. Qui ci sorregge la forza strategica dell'intuizione che appartiene alla grande politica e che è quella del piano Mattei lanciato da Giorgia Meloni.
Ha la cifra dello spirito fondante europeo e ripropone con forza quell'approccio non predatorio oggi del tutto nuovo, rispetto all'Africa e al Mediterraneo allargato, che appartiene ai cromosomi nobili degli uomini migliori della storia passata del nostro Paese.
Bisogna prendere atto che l'Africa non sopporta più vecchi e nuovi colonialismi di un singolo Paese, ma esige proprio quell'assunto non predatorio proposto e attuato dall'Italia, per capirci l'Eni lascia in Africa il 90% di ciò che estrae, che diventa una subordinata strategica operativa europea della scelta strategica politica euromediterranea. Il movimento antifrancese della nuova generazione africana deve fare riflettere tutti perché esprime un sentimento diffuso di anticolonialismo e spinge proprio verso un Piano Mattei europeo di ispirazione italiana che richiede pazienza e azione coerente di lungo termine. Non si cambiano le cose con un'agenda quotidiana, ma con la maratona dei cambiamenti della storia che può determinare solo la grande politica che intuisce prima degli altri e indica agli altri la strada. Che è quella che inquadra, affronta e prova a risolvere temi cruciali come l'immenso problema demografico. Che non si stanca di andare avanti e di confrontarsi con gli interlocutori in modo concludente.
Serve l'Europa delle grandi decisioni politiche. Serve il coraggio politico dei grandi Stati dell'Europa. L'inquietudine profonda che attraversa le popolazioni dei Paesi dell'Est europeo, confinanti con i territori della guerra di invasione di Putin in Ucraina, è stata almeno in parte mitigata dalla scelta di venti anni fa dell'allargamento, voluta allora tra molti contrasti da Romano Prodi, perché le ha rese relativamente più ricche e più sicure. Oggi per l'Europa politica, che verrà fuori dal voto dei cittadini europei, è l'ora della scelta del Mediterraneo. Che ha avuto nella guida del governo italiano una coerenza di posizione e una linearità di comportamenti dai quali sarà difficile per tutti prescindere.
Per l'Italia, in particolare, è poi necessario essere messa nelle condizioni di sfruttare l'unica cassa vera che ha a disposizione e che è quella dei fondi europei. È ciò che il lavoro prezioso in Europa del ministro Fitto ha garantito nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr) e che si sta portando avanti nella gestione di tutti i fondi europei con la governance unica, una nuova definizione degli ambiti di intervento dei programmi europei di coesione e sviluppo e con la creazione della zona economica speciale anch'essa unica (Zes). Un insieme di interventi che fanno del nostro Mezzogiorno un teatro di interessi non più solo italiano, ma europeo e globale. Soprattutto europeo, toccando l'economia del mare come la vecchia e la nuova manifattura, l'energia e la portualità, il capitale umano e la nuova frontiera digitale. I fatti fin qui esposti sono evidenti per chi non ha pregiudizi e sono segnalati proprio per questa ragione.
Deve almeno essere chiaro al numero più vasto possibile di elettori che passa per queste scelte, sostenute dalla politica europea, il consolidamento di un Sud produttivo che unisce finalmente il Paese. Passa per queste scelte il presidio della stabilità italiana che può contribuire a determinare la stabilita europea che serve all'Europa per non diventare il vaso di coccio tra l'espansionismo della manifattura cinese e la rendita tecnologica americana.
La tutela dell'interesse italiano passa attraverso un'Europa che è in grado di decidere sulle scelte strategiche, a partire da quella mediterranea, e al cui interno possiamo svolgere di nuovo come Italia un ruolo effettivo da Paese Fondatore. Con la serena consapevolezza che abbiamo molte carte da giocare. Perché siamo un'economia in crescita senza inflazione. Perché abbiamo tutelato il credito internazionale. Perché abbiamo intelligenze che possiamo sfruttare molto di più e, soprattutto, perché abbiamo l'asset strategico del futuro dell'intera Europa che è il nostro Mezzogiorno. Il primo approdo al di là del ponte tra Africa e Europa. Superato quel ponte, ci siamo noi. Questa situazione oggi, nel nuovo contesto geopolitico, rappresenta un'opportunità storica. L'importante è smettere di sottovalutarla dove si decide in Europa. La politica europea lo deve capire e essere conseguente. Noi possiamo essere decisivi.
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