immagine L'editoriale del direttore Roberto Napoletano: la stabilità che fa bene alla nostra economia
  • di Roberto Napoletano
  • venerdì 31 maggio 2024, 07:00

L'editoriale del direttore Roberto Napoletano: la stabilità che fa bene alla nostra economia

Le cose vanno meglio del previsto, ma facciamo fatica a riconoscerlo. Anche quando vanno molto meglio del previsto e, dopo lustri, abbiamo meno disoccupati dei francesi. Quasi ci vergogniamo di dirlo, le buone notizie ci spaventano. Abbiamo bisogno di una situazione di ottimismo per vendere bene il nostro debito pubblico e abbiamo anche una situazione macroeconomica del Paese reale favorevole rispetto alle previsioni. Peraltro, in un contesto che resta di crescita globale e di inflazione in discesa che giustificano ampiamente questo cauto ottimismo.

Eppure moriamo dalla voglia di annegare l'idea reale di un Paese che può andare avanti grazie a una stabilità di governo che non si vedeva da tempo, che produce un contesto propizio per la crescita e che avvia riforme strutturali, in una polemica politica quotidiana strumentale che è di certo alimentata da ragioni elettorali, ma che denota una coscienza collettiva che fa fatica a capire il valore della stabilità di governo e della necessita che si rafforzi attraverso una convivenza costruttiva con le opposizioni. Perché questo serve alla democrazia e questo serve al Paese e, soprattutto, al suo Sud produttivo che continua a fare bene, per approfittare completamente di una situazione economica relativamente più favorevole in un contesto geopolitico complicatissimo. Questo serve all'opposizione più che alla maggioranza se vuole legittimarsi come candidata ad essere un'alternativa reale di governo. Questo serve, soprattutto, alla democrazia e al suo tasso di efficienza che è necessario per rafforzarla e produrre effetti positivi di lungo termine. 

L'inflazione scende un po' ovunque e a giorni arriverà il primo taglio dei tassi della Bce. Il quadro paventato di recessione globale è stato sostituito da quello della crescita globale. Sono un po' fastidiosi i dati sui salari tedeschi perché con un’economia in recessione determinata da fattori strutturali di crisi geopolitica (effetto Putin) si continuano a fare aumenti a debito per tenere bassa la tensione sociale. Non ottenendo quell'effetto di scongiurare la paura della recessione che invece appare scongiurata negli Stati Uniti come nell'area euro e perfino in Inghilterra.

In Italia, checché ne dicano menagrami, in servizio permanente effettivo, le esportazioni continuano a fare bene, meglio dei concorrenti più agguerriti, e i cantieri del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr) sono partiti di più di quanto si pensasse. Non si regalano più soldi ai ricchi (superbonus) ma si realizzano infrastrutture di sviluppo che generano lavoro produttivo perché sono dirette a colmare quei divari di contesto che riguardano territori come il Sud italiano che sta facendo bene e appare oggi molto attrattivo per gli investitori globali che guardano al Mediterraneo. 

Guai se burocrazie ottuse, nazionali e territoriali, bloccassero il capitale attrattivo che il nuovo contesto globale offre al nostro Mezzogiorno invece di aiutare a valorizzare ciò che sta crescendo in casa e il molto che si può attrarre da fuori. Servono compartecipazione tra pubblico e privato soprattutto nei servizi e per lo sviluppo del turismo. Serve che il modello produttivo dell’industria si diffonda in modo contagioso e coinvolga capitali e risorse umane interni e internazionali. Questo significa lavorare seriamente perché il cambio di paradigma che riguarda il nostro Sud si consolidi e produca effetti duraturi.

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