- sabato 24 agosto 2024, 22:51
Intervista a Giovanni Sgambati sull'autonomia differenziata: «La legge va bloccata o il divario aumenterà»
Più di mezzo milione di firme, oltre centomila solo dalla Campania: Giovanni Sgambati, segretario generale della UIl Napoli e Campania, se l’aspettava?
«Il risultato on line è stato particolarmente entusiasmante. E numeri così imponenti sono stati una lieta sorpresa. Ma non è finita qui e credo che i numeri che arriveranno dalle sottoscrizioni ai gazebo saranno ancora più straordinari».
Ora l’asticella è un milione di firme: si raggiungerà questo traguardo?
«Credo realisticamente di sì: supereremo la soglia del milione di sottoscrizioni e daremo più forza a questa battaglia».
Perché siete contro questo progetto: per il centrodestra è un’occasione imperdibile per il Sud.
«Oltre al dato generale questa norma aumenta le diseguaglianze sociali e ci sarà un ulteriore rischio di impoverimento e squilibrio sociale, oltre che territoriale. Guardi a una materia come la scuola. Già ora c’è difficoltà ad avere una scuola davvero nazionale, frammentata sarebbe una vera tragedia per un Paese come il nostro dove ci sono meno laureati di altrove. E poi le materie energetiche: già un piano nazionale non è sufficiente se non c’è una politica continentale, figuriamoci se le regioni si mettono ad andare per conto proprio. E ancora, aggiungo, il rischio di contratti differenziati per il personale di scuola e sanità, che aumenterà le difficoltà a reperire molte figure. Se decade il contratto nazionale e si fanno valere quelli regionali, ci sarà una mobilità enorme verso le regioni più ricche a discapito del Sud. In pratica riavremo le gabbie salariali degli anni ‘50».
Firme a parte, serve portare la gente a votare contro l’Autonomia differenziata. Il risultato non è scontato.
«La mobilitazione aumenterà con banchetti e gazebo perché c’è un maggiore coinvolgimento delle persone. E quindi per costruire il consenso. Ma intanto con tutte queste firme, ne sono convinto, il quesito referendario non potrà che essere accettato. Poi serve lavorare come si fece per i referendum sul divorzio, aborto e sui 4 punti di contingenza negli anni ‘80».
Le dispiace che in questa battaglia ci siano Uil e Cgil ma non la Cisl.
«È importanti che in questo schieramento ci sia un campo vasto che va dai sindacati al centrosinistra, passando per associazioni laiche e cattoliche. Avere tutte le maggiori forze sindacali sarebbe stato meglio ma non è una novità che ci sono punti di vista differenti. Ma questo non pregiudica l’azione sindacale comune che facciamo in Italia per altre battaglie».
La Lega sostiene che i Lep sono una garanzia per tutti.
«Con l’approvazione della legge, alcuni governatori hanno chiesto la delega su molte materie non previste dai Lep. L’unica garanzia è abrogare la legge. Se non si hanno prestazioni di servizi identici, non si potrà mai andare avanti sul decentramento. E sinora non ci sono risorse in questa senso. Per ora siamo in una paese che arranca e dove non ci sono i soldi per rinnovare i contratti».
Il centrosinistra aprì la strada con la modifica del Titolo V.
«Un errore enorme per inseguire la spinta autonomista del Nord».
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