immagine Mare nostrum, un volano
ma si devono garantire
la sicurezza e lo sviluppo
  • venerdì 21 giugno 2024, 07:00

Mare nostrum, un volano ma si devono garantire la sicurezza e lo sviluppo

 

Nel rilanciare il ruolo geopolitico del nostro Mezzogiorno, non dobbiamo perdere di vista un elemento essenziale: la sicurezza del Mediterraneo. La premier Giorgia Meloni, infatti, durante l’ultima visita a Roma del Segretario generale dell’Alleanza Atlantica Stoltenberg ha ribadito – secondo una nota di Palazzo Chigi – la necessità che la Nato affronti le sfide sul fianco Sud: «L'aspettativa italiana è che a Washington (nel vertice 9-11 di luglio) possano essere adottate decisioni concrete in risposta alle sfide caratterizzanti il fianco Sud, in coerenza con l'approccio a 360 gradi alla sicurezza euroatlantica previsto dal Concetto Strategico della Nato».

Premesso che - come ha sottolineato il direttore Roberto Napoletano - il Mezzogiorno d’Italia è un luogo sicuro per gli investimenti perché contenuto all’interno di un sistema democratico e di uno stato di diritto consolidato, a noi italiani, però, conviene tenere sempre la guardia alta su elementi geopolitici esterni, potenzialmente destabilizzanti, conseguenza dell’attuale “disordine mondiale”. Il riferimento va alla Russia, alla Cina e all’Isis.

La base

In questa settimana, in Libia due navi da guerra russe erano nel porto di Tobruk, in Cirenaica, la parte controllata dal Generale Haftar amico di Putin, in «visita di lavoro per cooperare nel campo della sicurezza marittima». E lì, proprio a 280 chilometri di distanza dalla Libia all’Italia, dalle coste africane alla nostra isola di Lampedusa e soprattutto dal confine Sud con la Nato, si teme la costituzione di una base navale russa. Già lo zar Alessandro II sognava uno sbocco diretto o indiretto al Mar Mediterraneo e adesso i russi sono tornati con una nuova strategia: visto che la Nato preme da Nord, è necessario aggirarla – secondo Mosca - da Sud e da Est, dall’ex terzo mondo “antimperialista e antioccidentale” penetrando in Siria, in Libia e in altri luoghi strategici dell’Africa. Tale piano ha portato ad un’ulteriore presenza militare russa nel continente nero, nelle zone dove sono scoppiate decine e decine di guerre civili, attraverso milizie mercenarie come quelle del gruppo Wagner (molti mercenari adesso sono stati richiamati da Mosca per il recente attacco a Kharkiv).

I regimi

Ma non è una novità che l’Africa è molto inquieta: dagli anni Sessanta in 54 Paesi sono avvenuti 500 colpi di stato che hanno portato al governo di alcuni Paesi regimi ostili al mondo occidentale. Le tensioni lungo la linea orizzontale del Sahel si sono acuite negli ultimi tre anni, durante i quali i colpi di stato avvenuti hanno stretto i popoli in una morsa di combattimenti tra i militari al potere e l’estremismo islamico che sta prendendo un controllo estesissimo, rischiando di penetrare anche in Europa e destabilizzare il Mediterraneo.

Un momento decisivo di questa strategia di aggiramento dell’Alleanza Atlantica arrivò nel 2005 anche da Est, con la campagna militare in Siria con cui i russi presero il controllo del porto di Tartus che rappresenta, ad oggi, l'unica installazione marittima di Mosca nel Mediterraneo. Putin, poi, nel 2017 ha sottoscritto un accordo per ottenere la sovranità del territorio della base per 49 anni con un grande obiettivo: ampliare l'infrastruttura per consentire l'attracco di navi a propulsione nucleare. La proiezione della potenza russa si è realizzata, sempre in Siria, anche attraverso la grande base aerea di Latakia, consentendo a Mosca, potenzialmente, di minacciare direttamente il fronte meridionale della Nato. Senza dubbio la Russia ha aumentato il proprio peso a due passi dalle nostre coste per accrescere la pressione sulla Nato e contenerla sul fronte marittimo.

Ricordiamoci che il Mediterraneo inteso come mare di mezzo, è una risorsa economica per noi italiani in quanto rappresenta il passaggio di 150 miliardi di euro all’anno e che vede, ultimamente, lo spostamento dell’asse geopolitico verso Nord-Sud/Europa-Africa, in maniera verticale, anche se rimane sempre un’importante cerniera di collegamento dei due Oceani Atlantico-Indopacifico in maniera orizzontale - come ha ricordato la premier Meloni al G7 - dove continua a svolgersi la serrata competizione tra Usa e Cina che vedrà, in futuro, il terreno di scontro finale proprio nell’Indopacifico a causa di Taiwan.

La demografia

L’Africa è stata fondamentale per noi, in questo momento storico, per l’approvvigionamento energetico, specialmente dopo che abbiamo scelto di sganciarci dagli idrocarburi russi, ma è un continente da tenere sott’occhio dal punto di vista demografico: entro il 2030, il 40% della popolazione mondiale sotto i trent’anni di età sarà africana e quindi il continente nel prossimo futuro avrà più forze e più risorse rispetto a noi. Dobbiamo pensare all’Africa come ad un interlocutore importante da non abbandonare a se stesso e il piano Mattei italiano, unito al PGII (Partnership for Global Infrastructure and Investment, la cosiddetta via della seta americana) e al Global Gateway europeo rappresenta una valida strategia di lungo periodo per il continente, vista la massiccia presenza da tempo, di attori geopolitici, la Russia, come abbiamo visto (un esempio è il Niger, Paese molto importante per l’esportazione dell’uranio la cui giunta che si è insediata è filorussa) e la Cina più in termini economici-predatori, intenti a controllare politica e risorse del continente africano.

Video

Tuttavia, il XXI secolo ha segnato una differenza epocale rispetto al passato ed è stato denominato il secolo marittimo per eccellenza, perché? Quando parliamo di mare non dobbiamo pensare solo alle rotte commerciali o al necessario sfruttamento sostenibile dei fondali ma anche al mare in quanto tessuto connettivo globale attraverso il quale passano i cavi sottomarini. I fondali marini sono attraversati da un tessuto connettivo di cavi in fibra ottica che collegano il mondo e su questi passa il 97/98% del flusso di dati sia in termini di velocità che in termini di densità. E proprio tenendo presente anche la connessione digitale dobbiamo concentrare il nostro focus geostrategico sulla sicurezza dei mari.

Con la commistione di questi tre elementi fondamentali: la solidità del sistema democratico, il rilancio dell’economia e il rafforzamento del fattore securitario, il Mezzogiorno d’Italia e il suo “cortile salato”, il Mediterraneo, possono rappresentare un volano geostrategico per l’Occidente e non solo. Dobbiamo cogliere il cambio di paradigma non solo del nuovo ordine mondiale politico ma anche di quello marittimo perché il nostro Sud prospera finché il Mediterraneo è libero, e affinché rimanga tale l’Italia deve battersi per mantenerlo sicuro.

  • Approfondimenti
  • Annunci correlati

Trilocale, viale Aurelio Saffi

1.400 €
Affitto Trilocale a Roma (RM)
102 m2 3 stanze 2 bagni TRASTEVERE: ELEGANTE PIANO RIALZATO CON GIARDINO APPENA RISTRUTTURATO UBICAZIONE: centrale e servita dalle principali infrastrutture urbane e di quartiere (stazioni FS e Metro...

IlMessaggeroCasa.it