immagine Rientro dei cervelli, Antonio Abate: «Fotovoltaico e batterie, bisogna investire nel Sud»
  • di Mariagiovanna Capone
  • mercoledì 7 agosto 2024, 08:00

Rientro dei cervelli, Antonio Abate: «Fotovoltaico e batterie, bisogna investire nel Sud»

Qualche anno fa The Times Higher Education lo ha inserito al secondo posto tra i 10 scienziati più influenti nel suo campo di ricerca al mondo, ed è incluso dal 2018 a oggi nella lista dei «Ricercatori altamente citati» per i suoi studi su celle solari fotovoltaiche. Antonio Abate, napoletano classe 1983, ha letteralmente girato il mondo con la sua formazione federiciana in Scienze e Ingegneria dei Materiali. Oggi è all'Istituto Helmholtz di Berlino dove continua a dirigere un progetto di ricerca, e all'Università di Napoli Federico II dove insegna Materiali e Tecnologie per il fotovoltaico.

Le opportunità all'estero sono state davvero tante, perché ha deciso di ritornare a Napoli?
«Per tornare nel posto da cui sono partito. Mi ha spinto principalmente l'idea di contribuire al luogo in cui sono nato, dove ho le mie radici. Perché alla fine, per quanto uno possa integrarsi in un altro Paese, rimane sempre un immigrato. L'integrazione va bene, l'internazionalità va bene, però non sei a casa tua e tutto ciò che fai ha un fascino diverso se non è per il tuo Paese».

E anche i suoi studenti hanno un futuro anche qui?
«Potrebbero, sì, ma sono in grado di andare ovunque. Non lo dico per vanteria ma perché mi confronto e collaboro con il collega che tiene lo stesso corso al MIT di Boston: non siamo la serie B del fotovoltaico, siamo la serie A. Federico II e MIT offrono un corso di laurea uguale. Questa è una cosa fondamentale, secondo me, studiare a Napoli non è un minus, anzi, l'opposto. È vero invece che l'esperienza all'estero ti arricchisce perché entri in contatto con culture diverse. Io collaboro oltre che con europei, con cinesi, coreani e giapponesi. Un modo di ragionare totalmente diverso che mi è servito molto. Quindi formiamoci qua, andiamo in giro per acquisire altri modi di vedere la ricerca, e ritorniamo a Napoli. È come se uno potesse fare l'allenatore nel Bayern, nel Real Madrid, nel Chelsea e nel Napoli: conosci il gioco e la mentalità dei vari club e quindi te ne puoi avvantaggiare. Attualmente ho tre studenti all'estero, ma tolta la ricerca, nel privato qui c'è poco. La produzione di pannelli fotovoltaici si fa solo a Catania, l'unico in Italia e in Europa, tolte piccole aziende in Germania, a dominare è la Cina. Per questo insisto che è qui che dobbiamo investire, abbiamo i migliori professionisti».

Cosa si dovrebbe fare, allora?
«C'è bisogno di politiche che vadano in quella direzione, bisognerebbe spingere sulle rinnovabili, disincentivando altri settori per poter ottenere una crescita più rapida del settore fotovoltaico. Il mercato sta partendo e piano piano vedremo sempre più impianti, ma non è una cosa che può avvenire in un anno o due. La ricerca poi va verso sistemi con performance migliori, ed è quello che faccio io sostanzialmente».

Cioè cosa?
«Ci sono alcune limitazioni per l'impianto domestico: ha bisogno di una superficie di 20 metri quadri e non tutti hanno questa superficie da adibire a pannelli a impianto fotovoltaico, quindi capisce che in città minimizzarla diventa importante. Questo è il futuro del fotovoltaico, migliorare l'efficienza, migliorare la durabilità e abbattere i costi. Siamo di fronte a un cambio epocale, ci vuole tempo e ci vuole soprattutto un cambio di mentalità ma è adesso che dobbiamo investire in Italia e a Napoli, in questo settore».

Eppure il campo di ricerca e di studi è molto internazionale e si potrebbe fare ovunque.
«Appunto, perché non a Napoli, allora? Le svelo un segreto: i laureati italiani (e quelli tedeschi) in questo campo sono ambitissimi. Per questo all'estero non facciamo fatica a trovare una collocazione. Ma quando hai successo altrove, senti che manca qualcosa: il rammarico che quella conquista non l'hai fatta per il tuo Paese».

Campanilismo?
«No, le spiego: il mio lavoro è realizzare tecnologie per il fotovoltaico del futuro. Il fotovoltaico ormai è una componente importante dello scenario di produzione energetica e migliorarlo significa abbattere i costi e accelerare la transizione energetica. Quindi una cosa connessa con l'Italia, perché di Sole ne abbiamo eccome. Penso che questo sia un settore che in Italia deve essere esplorato, ampliato e sviluppato. La Germania, dove il fotovoltaico è tra i più forti in Europa, ha un terzo dell'irraggiamento solare che ha l'Italia, il che vuol dire che un pannello qui produrrà tre volte in più. Noi e la Spagna siamo i Paesi europei più avvantaggiati ma purtroppo siamo anche quelli più indietro in termini di installazione, quindi c'è un margine di crescita mostruoso». 

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