immagine Cervelli in fuga, c'è la svolta: vedi Napoli e poi torni
  • di Nando Santonastaso
  • giovedì 13 giugno 2024, 08:08

Cervelli in fuga, c'è la svolta: vedi Napoli e poi torni

Mariafelicia De Laurentis, astrofisica di fama internazionale, è forse l'esempio più noto: laureata in Fisica alla Federico II, con specializzazione in astrofisica relativistica, prosegue i suoi studi al Politecnico di Torino, si mette alla prova insegnando tre anni in Siberia, quindi a Francoforte. Ma alla fine rieccola a Napoli, di nuovo alla Federico II per chiamata diretta, docente di Astronomia e Astrofisica, fresca del successo e della notorietà ottenuti con la scoperta e l'osservazione di un buco nero al centro della nostra galassia, denominato Sagittarius A. Lei e il team di 300 persone che ora dirige con altri due colleghi pronti a scattarne la prima immagine in assoluto, un risultato eccezionale che apre ulteriori possibili approfondimenti (e chissà, forse anche una strada verso il Nobel).

Davide Marocco è invece un informatico-psicologo, viene dalla Sicilia e ha scelto Napoli per occuparsi da docente universitario di tecnologia in chiave, appunto, psicologica: insegnava a Plymouth, in Inghilterra, prima di fare rotta su Napoli e di spiegare la Psicometria ai suoi studenti. Altra storia ma con lo stesso denominatore quella di due ricercatori precari con un dottorato all'estero che dopo 15 anni di peregrinazioni sono diventati docenti universitari. Sono due nefrologi, Miriam Zacchia e Francesco Trepiccione, entrambi di Napoli: devono tutto, o quasi, ad una borsa di studio bandita da un'anonima benefattrice con un ingente lascito. Se non sono più cervelli in fuga, è grazie alla donazione che ha permesso l'istituzione di due borse (da 300mila euro) presso l'unità di Nefrologia del Policlinico dell'Università Vanvitelli. Per Napoli hanno lasciato gli Usa e la Francia. Oggi, a distanza di quattro anni, sono diventati l'una ricercatrice (abilitata a docente associato) e l'altro professore.

La competitività

Vedi Napoli e sai che puoi tornare, il cambio di paradigma è evidente. Contratti decisamente competitivi su scala globale, strutture di ricerca all'avanguardia, nel pubblico e nel privato, la consapevolezza che la città e il territorio sono «nella mappa del mondo» come dice efficacemente Giorgio Ventre, il guru riconosciuto e apprezzato del Polo universitario di San Giovanni a Teduccio. È la storia di un cambio di paradigma che è iniziata da qualche anno ed è già una certezza indiscutibile anche fuori dei confini nazionali. Alla Apple Academy del Polo di San Giovanni, su 360 studenti iscritti, pressoché la metà arriva da fuori Italia. Ma numeri ancora più alti arrivano per la laurea magistrale in Data Sciences, sempre della Federico II, che coinvolge come partner aziende come ROCHE Farmaceuticals, IBM, Microsoft, Fater: su 140 iscritti, l'80 per cento è composto da ragazzi di provenienza estera. Percentuali molto alte anche al corso di laurea sui veicoli autonomi, altro settore in cui l'Accademia napoletana brilla come poche.

Napoli che attrae più e meglio di prima non è però soltanto una tendenza riservata agli atenei del capoluogo e della regione. C'è anche la Pubblica amministrazione e non è casuale considerato il suo ruolo decisivo per il cambiamento. Emblematico il caso di Dario Quarta, dirigente del Comune di Napoli: viveva e lavorava a Parigi, ha deciso di accettare la proposta dell'amministrazione Manfredi di guidare l'Ufficio Progetti speciali di Palazzo San Giacomo. Una scelta motivata pubblicamente nel corso di un evento organizzato dai sindacati di categoria: Quarta spiegò che a convincerlo era stato il riconoscimento delle sue qualità professionali per un incarico così importante e strategico.

La pubblica amministrazione

È l'altro lato della medaglia, è la nuova narrazione degli spazi e delle opportunità che Napoli sembra finalmente poter garantire con costanza ai suoi giovani fuggiti all'estero. Strada tracciata, incentivata per molti aspetti dalle possibilità previste dalla legge per il rientro dei cervelli all'estero ma non solo. Il metodo della chiamata diretta influisce non poco sulle statistiche (dei 6mila ingressi in più nelle università italiane tra il 2015 e il 2022 oltre il 10% ha interessato ricercatori provenienti dall'estero, peraltro un vero e proprio esercito: in 12 anni ben 14mila dottori di ricerca italiani sono andati a lavorare all'estero). Ma è al Sud che si stanno aprendo nuovi spazi: se oggi un talento su cinque pensa di tornare in Italia, come si legge in molte ricerche sl tema, è perché come osserva il presidente della Stazione Anton Dohrn, Roberto Danovaro «chi torna non lo fa per nostalgia, ma perché intravede opportunità di ricerca».

I numeri incoraggiano. Il Sud è al vertice in Italia per numero di ricercatori, gli investimenti in ricerca e sviluppo stanno crescendo, anche i brevetti si segnalano in aumento. La Napoli che attrae cervelli e investitori è competitiva con i sistemi universitari e di ricerca più conosciuti e apprezzati in Europa e non solo. L'ecosistema di San Giovanni è il più imitato dalla rete degli atenei nazionali perché dimostra nei fatti che l'incontro tra i saperi e il sistema delle imprese non solo è possibile ma indispensabile perché garantisce ricadute positive in ogni direzione, dai fatturati all'occupazione. «Il problema non è fare studiare o perfezionare i nostri giovani all'estero ma permettere loro di ritornare con i contratti offerti loro dalle aziende del territorio, pronte a utilizzare le loro competenze» dice Giuseppe Nargi, direttore regionale di Intesa Sanpaolo al convegno sulla sostenibilità svoltosi ieri a Confindustria Caserta. Messaggio chiaro, gli applausi della platea confermano che la strada è proprio questa.
 

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