immagine Italia, tasso di disoccupazione al 6,5%: meno disoccupati di Francia e Scandinavia
  • martedì 3 settembre 2024, 06:00

Italia, tasso di disoccupazione al 6,5%: meno disoccupati di Francia e Scandinavia

I numeri su occupazione e disoccupazione dell'Italia di luglio hanno stupito tutti e acquistano ancora maggiore significato nel confronto sullo scenario internazionale. L'Italia, infatti, ha raggiunto un massimo storico dell'occupazione e del tasso di occupazione. In parallelo il tasso di disoccupazione è sceso al 6,5%, un livello che non si vedeva da prima della grande crisi mondiale del 2009. Il 6,5% di disoccupazione attuale dell'Italia, per capirci, è un valore più basso rispetto a quello dei Paesi scandinavi e baltici dell'Unione europea. Si tratta di quei Paesi i cui politici e commissari europei sono soliti esprimere ripetute reprimende al nostro Paese e alla nostra economia, mentre da noi avrebbero anche parecchio da imparare. I dati dell'Eurostat sono chiari: nella disoccupazione la Svezia è all'8,3%, la Finlandia all'8,4%, l'Estonia al 7,5%, la Lettonia al 6,9% e la Lituania all'8%.
L'Italia è anche, tra i più grandi Paesi del Mediterraneo, l'unico assieme al Portogallo a presentare un tasso di disoccupazione sotto il 7%, essendo il Portogallo al 6,2%, la Francia al 7,5%, la Grecia al 9,9% e la “lodatissima” Spagna all'11,5%. 

I numeri dell'Eurozona 

Nel confronto tra i tre big dell'Euroarea, in un anno, da luglio 2023 a luglio 2024, i disoccupati in Italia sono calati di 333 mila unità, mentre sono cresciuti di 209 mila unità in Germania e di 59 mila unità in Francia.

Intanto il Pil italiano nel secondo trimestre 2024 è cresciuto dello 0,2%, il Pil francese del secondo trimestre di quest'anno è stato rivisto al ribasso da +0,3% a +0,2%, mentre è stato confermato il calo dello 0,1% della Germania della prima stima. L'Italia, dunque, rimane il grande Paese dell'Euroarea cresciuto di più rispetto all'ultimo trimestre 2019 antecedente lo scoppio della pandemia.

Intanto l'Organizzazione Mondiale del Commercio (meglio nota come WTO), ha ufficializzato che nel primo semestre del 2024 l'export italiano, pari a 341,5 miliardi di dollari, è risultato superiore a quello del Giappone, pari a 338,3 miliardi: un sorpasso che avevamo già anticipato nei giorni scorsi sulla base delle prime stime preliminari in euro. 

Tutti questi dati indicano con chiarezza che l'economia italiana, pur in un contesto di debolezza della dinamica mondiale e soprattutto europea, sta evidenziando capacità di resistenza e reazione che erano del tutto inimmaginabili anche soltanto un paio di lustri fa. La stagione delle riforme e del cambiamento che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni ha generato progressi competitivi e più crescita. Una stagione iniziata con i governi Renzi, che avviò tra l'altro il Piano Industria 4.0, e Gentiloni. Ci fu, con questi governi, la ripresa post austerità e il debito/PIL, con il contributo di Pier Carlo Padoan, fu finalmente stabilizzato dopo un quinquennio di aumenti ininterrotti. C'è stata poi l'azione del governo Draghi, che ha rassicurato ulteriormente la Commissione Europea e i mercati e che ci ha portato fuori dalla pandemia avviando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Infine, l'Italia sta oggi sperimentando in concreto il combinato di riforme e investimenti che costituiscono la sfida da vincere dello stesso Pnrr. Tutti sforzi e risultati che meriterebbero più riconoscimenti sia da parte delle agenzie di rating e dei mercati finanziari sia da parte della stessa Commissione europea.

Gli interessi 

Non ha alcun senso che l'Italia, a causa di uno spread immeritato, paghi ogni anno più interessi sul debito di Germania e Francia insieme, mentre ha un debito estero su Pil tra i più bassi dell'Eurozona e una posizione netta sull'estero positiva per oltre 150 miliardi l'anno.

L'abitudine di “bacchettare” l'Italia anche quando dovrebbe invece essere lodata e incoraggiata per il suo impegno è, d'altronde, dura a morire a Bruxelles. È vero che il nostro rapporto debito/Pil resta elevato ma è quello cresciuto decisamente di meno tra i grandi Paesi del G7 rispetto ai valori pre-pandemici.

È altresì significativo che l'attuale nostro minimo del tasso di disoccupazione somigli ai valori minimi del Governo Prodi II, che con il contributo di Tommaso Padoa Schioppa, ebbe anche il merito di portare il rapporto debito/Pil dell'Italia al 103,9 nel 2007, il valore più basso dai tempi della grande crisi del nostro debito degli anni '90. Ciò nonostante, anche allora, il Commissario europeo agli affari economici e monetari Joaquin Almunia strigliò secondo il consueto e ritrito copione l'Italia, esprimendo critiche immeritate che Romano Prodi rispedì al mittente, facendo benissimo. 

Pretendere valutazioni più obiettive sui nostri conti e sulla nostra economia dall'Europa non significa essere contro l'Europa bensì pretendere, specie in questo momento, risultati alla mano, più rispetto per la importante stagione delle riforme imboccata dal nostro Paese. 

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