- domenica 1 settembre 2024, 08:00
Rientro dei cervelli, intervista a Luca Toscano: «Con gli effetti speciali giro il mondo da Napoli»
La rivista Forbes lo ha inserito tra 100 giovani più influenti d'Italia nel 2023, dedicandogli la copertina. Ma Luca Toscano resta coi piedi ben saldi a terra, usando la sua creatività per nuovi business. Ha 28 anni e da quando ha compiuto i 18 è fondatore e CEO di Artech FX mentre qualche anno dopo è co-founder di Artled insieme a Sossio Pezzella: fatturano oltre 7 milioni di euro l'anno. Oggi ha altre due aziende nel campo dell'intrattenimento tutte con sede a Napoli. È considerato il mago degli effetti speciali: fuochi, fiamme, nebbie colorate, droni, braccialetti led che diventano show per grandi eventi internazionali e concerti. Le richieste arrivano da tutto il mondo e nel suo portfolio ci sono Warner Bros, Walt Disney, Costa Crociere, Rai, Sky, oltre ad artisti e programmi come Laura Pausini, Maluma, Alessandra Amoroso, X Factor, Italia's Got Talent ed Eurovision Song Contest.
Lei è giovanissimo, eppure ha già costruito un business di successo nel settore degli effetti speciali. Come ha iniziato questo percorso?
«Per caso, ma senza la forte passione per gli eventi non avrei neanche iniziato. A 16 anni ho avuto la possibilità di organizzare alcune feste private in un grande albergo di Napoli. Non sapevo nulla di effetti speciali, ma quando una situazione imprevista mi ha costretto a noleggiare macchinari senza supporto tecnico, ho dovuto rimboccarmi le maniche e studiare. Ho cercato su Google “effetti speciali” e si è aperto un mondo. Da quel momento è nato il mio interesse e ho deciso di trasformarlo in qualcosa di più concreto».
Cosa significa esattamente creare effetti speciali per eventi?
«Gli effetti di cui mi occupo sono reali, non quelli che si creano al computer con lo sfondo green, che vengono aggiunti in post-produzione. Usiamo tecnologie per stupire il pubblico, come fiamme, effetti acquatici, piogge digitali, spettacoli con droni automatici e molto altro. L'obiettivo è creare un'esperienza memorabile per chi partecipa all'evento. Ogni progetto è unico e richiede un approccio su misura, sia che si tratti di un concerto, di uno spettacolo teatrale o di un evento aziendale. Con Artled invece realizziamo particolari tecnologie legate alle arti visive».
Ha fondato Artech FX a Napoli, non sarebbe stato più semplice farlo in una città del Nord o all'estero?
«Quando ho pensato al mio lavoro, l'ho immaginato nella mia città. Napoli mi ha sempre dato molto, sia in termini di ispirazione che di opportunità. Non si è mai presa niente, e il mio desiderio è dare qualcosa alla città, quindi al momento mi ritengo molto fortunato di poter continuare a lavorare da qui. Certo, ora che ci stiamo espandendo, mi sto confrontando con regioni più industrializzate come la Lombardia, dove fare impresa è più facile, soprattutto se c'è bisogno di immobili industriali che a Napoli mi costano il triplo. Però l'esperienza qui è positiva, ho sempre trovato persone competenti e professionali, e anche se operiamo a livello internazionale, Napoli resterà il cuore della nostra azienda. Artech FX dà lavoro a 11 persone (altrettante Artled) che vivono in pianta stabile a Napoli, oltre a 100 addetti per la realizzazione delle commesse. Lavoriamo insieme con un unico obiettivo: l'innovazione e l'eccellenza tecnologica».
Quanto influisce avere la sede a Napoli sul suo business?
«È una domanda che mi faccio spesso e alla quale sto cercando di dare una risposta più scientifica commissionando uno studio all'Università. Al momento, posso dire che Napoli non mi ha mai penalizzato, anzi, l'importante è sfruttare al meglio le risorse che abbiamo. E poi, diciamocelo, la qualità della vita qui è davvero alta, e anche questo influisce positivamente sul lavoro. Poi, quando si è bravi non interessa a nessuno da dove parti».
Ha lavorato con clienti molto prestigiosi, quale esperienza ricorda con più orgoglio?
«Sicuramente il tour mondiale di Maluma (cantautore colombiano in cima alle classifiche mondiali, ndr) è stato una sfida incredibile. Dovevo gestire 25 show in Nord America, occupandomi di tutto: dagli effetti speciali ai permessi operativi. È stato complicato, soprattutto perché all'epoca non parlavo inglese fluentemente ma è stata anche un'esperienza di crescita immensa. Eurovision, invece, è stata cruciale per la mia azienda, un punto di svolta: è uno degli eventi tecnicamente più complessi al mondo, e riuscire a riunire tutta la mia squadra su un unico progetto è stato un traguardo significativo».
Che obiettivo si è posto per il futuro?
«Lavorare alle Olimpiadi. È il sogno di molti nel nostro settore, ed è un'opportunità per dimostrare il massimo delle proprie capacità. Nel frattempo, continuerò a innovare e a spingere i confini di ciò che possiamo fare con la tecnologia e, chissà, magari un giorno riuscirò a far parte di un evento di tale portata».
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