immagine Rientro dei cervelli, Raffaele Campanile: «Tornato a Napoli da prof, restituisco il mio sapere»
  • di Mariagiovanna Capone
  • domenica 11 agosto 2024, 10:00

Rientro dei cervelli, Raffaele Campanile: «Tornato a Napoli da prof, restituisco il mio sapere»

La storia di Raffaele Campanile è mossa dalla passione travolgente per la fisica. Mentre stava preparando il trasferimento a Lisbona, dove avrebbe iniziato a lavorare per un centro di ricerca in nanotecnologie, gli arriva la convocazione per il concorso nella scuola che aveva fatto qualche tempo prima. Se n'era dimenticato, aveva compilato la domanda per far felice sua madre, docente anche lei, ma l'idea di diventare professore a poco più di 26 anni non era proprio nei suoi piani dopo le esperienze negli Stati Uniti, Giappone e Portogallo. E invece il concorso lo fa, lo vince e da allora non si guarda più indietro ma punta solo all'obiettivo che sta costruendo a Napoli: avvicinare i ragazzi alle materie Stem e creare un Polo nel mezzogiorno.

Il suo viaggio inizia con la laurea in Fisica all'Università Federico II. Poi?
«Con la magistrale finalmente ho avuto l'opportunità di andare via da Napoli e iniziare a fare esperienza all'estero. Era un mio obiettivo preciso. Tutto ha avuto inizio lì, il vero spartiacque è stato l'approdo a Stanford, grazie a una collaborazione tra le due università. Quel periodo ha rappresentato per me l'apertura di una finestra su un mondo che fino ad allora avevo solo potuto immaginare. È stato come entrare in una dimensione dove il sapere e l'innovazione si intrecciano con una naturalezza disarmante. Un'esperienza che ha inciso profondamente su di me».

Poi hai iniziato una collaborazione in Giappone.
«Anche questa è stata un'esperienza che mi ha segnato in modo indelebile. Ho potuto osservare un modo di vivere e di lavorare radicalmente diverso dal nostro. Ciò che più mi ha colpito è stato l'ambiente: la pulizia, l'ordine degli spazi pubblici, la cura per il bene comune. Tutto questo mi ha fatto riflettere su quanto abbiamo da imparare, su quanto potremmo essere migliori. Fattori che ho trovato anche durante parte del dottorato che ho svolto in Portogallo e dove avevo deciso di restare».

Eppure, dopo quell'esperienza, è tornato in Italia. Cosa l'ha spinta a farlo?
«Tornare era, in qualche modo, inevitabile. Desideravo capire se fosse possibile portare con me un po' di quel rigore, di quella disciplina, e applicarli qui, dove avvertivo una necessità più acuta. Ho scelto di ritornare a Napoli per coniugare ciò che avevo appreso all'estero con le esigenze del mio Paese. Ne sono conscio soprattutto adesso, dopo due anni e mezzo che ho la cattedra in Matematica e Fisica e insegno al liceo Buchber di Ischia».

Lei ha appena 29 anni, convinto di questa strada?
«Moltissimo. Inizialmente feci domanda per far felice mia madre, docente anche lei che aveva provato la via della ricerca ma ne fu profondamente delusa. La data del concorso mi arrivò proprio mentre mi stavo trasferendo a Lisbona, ma restai per terminare qualcosa che avevo iniziato. Però la mia è stata anche una scelta che scaturisce da un profondo senso di gratitudine».

In che senso?
«La scuola mi ha salvato, è stato il luogo in cui ho scoperto il mio valore. Da ragazzo, mi sentivo spesso fuori posto, inadeguato. Poi, un giorno, un'insegnante ha creduto in me. Ha visto qualcosa che io stesso non riuscivo a vedere. Mi ha fatto comprendere che avevo del potenziale, e ho capito che la fisica era la mia strada. Da quel momento, ho sempre pensato che un giorno avrei voluto fare lo stesso per qualcun altro. Quando ho vinto il concorso è nato in me il bisogno di restituire qualcosa, di fare la mia parte per gli altri. L'idea di lavorare per una causa più grande, piuttosto che per un profitto personale, mi è sembrata la scelta più giusta. Lo stipendio a Lisbona era tre volte superiore a quello attuale, ma ciò che mi restituisce la docenza, la ricerca non potrebbe mai darmela. Non c'è nulla di più gratificante che vedere una giovane mente aprirsi, iniziare a credere in sé stessa».

E ha già ottenuto risultati notevoli, come la partecipazione all'International Young Physicists' Tournament.
«Sì, sono molto contento, l'Italia ha partecipato ai mondiali di fisica per la prima volta. Ma è un risultato collettivo: la mia dirigente scolastica, i colleghi, gli studenti, tutti hanno contribuito. È un progetto che sento di condividere con la scuola, con il territorio, e con l'associazione Scienze Scuola, con cui collaboro da anni. La soddisfazione maggiore è che una studentessa del liceo si iscriverà a Fisica a settembre. Però nonostante ciò, manca il sostegno delle istituzioni verso le materie Stem, per rendere questo progetto continuativo. Ho ricevuto proposte di sostegno solo dal Nord, mentre io vorrei creare un polo a Sud. Ma per farlo, abbiamo bisogno di investimenti e sostegno. È un sogno, ma è anche un progetto concreto». 

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