immagine Rientro dei cervelli, Flavio Farroni: «Ho detto no ai big dell'auto, con loro lavoro da Napoli»
  • di Mariagiovanna Capone
  • sabato 10 agosto 2024, 08:00

Rientro dei cervelli, Flavio Farroni: «Ho detto no ai big dell'auto, con loro lavoro da Napoli»

Non accettare una proposta di lavoro dalla Ferrari, potrebbe sembrare una follia. Ma non a Flavio Farroni, che ha scelto non di lavorare «per» ma di lavorare «con» Ferrari, così come con McLaren, Pirelli, e tante altre grandi case automobilistiche e di pneumatici. Il tutto restando a Napoli e creando opportunità per giovani che, proprio come lui, la immaginano leader nel settore della meccanica. Nel 2016 ha fondato Megaride con Francesco Timpone e Aleksandr Sakhnevych, e da quel successo è nata anche VESevo, cui si è aggiunto Andrea Genovese. Il marchio di fabbrica di queste aziende è che sono tutte costituite da ricercatori, docenti ed ex studenti di Ingegneria Meccanica dell'Università degli Studi Federico II.

Farroni, quando mise piede in Ferrari?
«Dopo la laurea proseguii con un dottorato in Ingegneria di sistemi meccanici che prevedeva un periodo di ricerca a Maranello, e altre aziende. Andai via da Napoli, pratica con cui si mette alla prova lo studente che così può creare collaborazioni con grandi aziende che potrebbero assumerlo».

E la proposta arrivò?
«Sì, Ferrari mi chiese di lavorare per loro, e poi anche McLaren che voleva assumermi nello staff di Formula 1».

Lei però non accettò nessuna delle due.
«Dentro di me sentivo che volevo fare qualcosa a Napoli. Volevo che la mia vita fosse la didattica, la ricerca, sentivo che le mie idee potevano diventare qualcosa anche in termini imprenditoriali. A queste proposte lusinghiere risposi di no, però non erano dei no che chiudevano una porta. Erano dei collaboriamo in un'altra forma. Gli dissi non prendete me, prendete ciò che ho da offrirvi, prendete l'idea e venite a prenderla a Napoli. Non assumetemi, credete nella nostra start-up. Quindi ho proseguito con la ricerca e il mondo universitario ma parallelamente ho creato partnership con grandi aziende che apprezzavano il nostro lavoro: Pirelli, Ducati, Maserati sempre con la consapevolezza che la mia base sarebbe rimasta a Napoli».

Da qui l'idea di creare uno spin off universitario?
«Nel 2016, insieme a dei soci, fondiamo MegaRide all'interno della Federico II, che oggi, ormai passati otto anni, è diventata una holding del trasferimento tecnologico, in un contatto diretto con la ricerca e capace di generare nuove start-up al proprio interno, nelle quali i nostri studenti, dottorandi e colleghi, diventano soci».

Quali altri progetti sono nati?
«Due anni fa VESevo, e di recente RideSense e GripAdvisor. Gestiamo progetti e commesse per circa tre milioni di euro all'anno, in un team che globalmente coinvolge più di 40 persone».

E cosa fate con ciascuna?
«Megaride sviluppa software per la simulazione degli pneumatici. VESevo sviluppa una tecnologia che è unica al mondo per poter caratterizzare in modo velocissimo e non distruttivo qualsiasi oggetto di gomma, quindi l'azienda sta crescendo in settori industriali inaspettati. Poi c'è RideSense sui Virtual Sensor, sono algoritmi real time che girano a bordo dei veicoli come fossero dei sensori virtuali. E infine GripAdvisor che in realtà vuole essere un TripAdvisor per il mondo del motorsport, quindi una piattaforma di recensioni, opinioni e community degli appassionati. È la nostra prima azienda che non si occuperà di aspetti di ricerca ma è un nuovo esperimento che abbiamo lanciato coinvolgendo uno dei membri del nostro team, che ne è diventato il Ceo».

Lei ha detto che ci lavorano tutti ex studenti. Quindi restano qui, non hanno voglia di andare all'estero?
«Ci vanno ed è giusto che ci vadano. Il nostro lavoro non deve arginare a tutti i costi il flusso in uscita, ma favorire quello in ingresso, giocando carte importanti come le capacità uniche che UniNa e MegaRide hanno confermato sul territorio, unite alla bellezza e a un seaside lifestyle che può rendere enormemente attrattivo il nostro modo di fare formazione, ricerca e impresa. Alla base di tutto ci deve essere sempre la passione, che nella nostra esperienza si è dimostrata contagiosa, poi chiaramente il substrato imprescindibile è la competenza. La Formula 1 viene a Napoli non perché abbiamo il mare, ma perché quello che ci chiedono lo facciamo meglio di chiunque altro, quindi anziché andarlo a prendere in Norvegia o negli Usa, scelgono Napoli».

Chi sono i vostri clienti?
«Non posso fare tantissimi nomi perché sono confidenziali, però posso dire che abbiamo più della metà dei team di Formula 1, un cliente nella Nascar, la Formula E, quattro multinazionali che producono pneumatici con la nostra collaborazione, due team in MotoGP. E tutte vengono a Napoli a prendere le nostre tecnologie». 

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