- mercoledì 3 luglio 2024, 08:00
Stefano Messina presidente Assarmatori: «Il Piano Mattei è decisivo, noi pronti alla sfida»
Il nuovo mondo è il Mediterraneo. Gli armatori non hanno dubbi tant'è che è stato scelto lo slogan “Un'identità mediterranea per l'Europa”, come slogan dell'Assemblea annuale di Assarmatori. È il presidente Stefano Messina ha insistito molto su questa identità che sicuramente favorisce il Sud Italia.
Presidente, in questo cambio di paradigma, la posizione geografica favorisce il Mezzogiorno. Anche l'attuale situazione geopolitica favorisce il Mezzogiorno?
«Certamente sì, ancora più la posizione geografica che non la situazione geopolitica che può evolvere in modo ad oggi imprevedibile. Attraverso il Canale di Sicilia passa una larghissima parte del traffico oil&gas, a ciò si aggiunga la capacità produttiva della nostra industria nazionale: questo può fare del Sud Italia un vero e proprio hub energetico, un'opportunità da cogliere e non lasciarsi scappare che rappresenterebbe un fattore di crescita e di importanza geostrategica per tutto il Mezzogiorno e anche per il Paese. Ovviamente vanno tenute in considerazione anche le opportunità di reshoring industriale che si schiuderanno se la catena logistica Asia-Europa, prima colpita dal Covid quindi penalizzata dalla semi-chiusura di Suez imporrà una riscrittura del sistema globale di approvvigionamenti industriali».
Il premier Giorgia Meloni ha detto che il primo asset da sfruttare per il Sud è il mare con una nuova centralità per porti e logistica. È la strada giusta?
«È la strada giusta, lo ribadiamo da anni e siamo soddisfatti di poter dialogare con un governo che è sulla nostra stessa lunghezza d'onda. Il trasporto marittimo, i porti, l'intera catena logistica possono generare ricchezza e occupazione stabile e altamente specializzata. Possono specialmente essere il volano di attività industriali in un crescendo di opportunità che nell'area mediterranea si proporranno».
Cioè? Si riferisce al Mezzogiorno che diventa centrale in una dinamica che comprende i Paesi del Nord Africa. Anche dal punto di vista energetico. Il Sud piattaforma del Mediterraneo potrà diventare essenziale per l'intera Europa soprattutto nella distribuzione dei carburanti più puliti?
«È quello che ci auguriamo avvenga. Non siamo particolarmente d'accordo con il concetto di neutralità tecnologica: è impossibile avere nei nostri porti, incastonati all'interno delle città, la disponibilità di tutti i carburanti possibili. Occorre fare delle scelte, e credo che siano gli armatori, che conoscono i trend del mercato, a dover indicare la strada. Ebbene, secondo noi occorre puntare sui bio-carburanti e sul gas naturale liquefatto per raggiungere gli sfidanti obiettivi di sostenibilità posti a livello internazionale. Come ho detto prima, in questo scenario il Mezzogiorno italiano giocherà un ruolo decisivo».
Fondamentale in questo cambio di paradigma è il Piano Mattei. Esportiamo formazione e tecnologie per aiutare, e non depredare i nostri dirimpettai.
«Sosteniamo il Piano Mattei senza se e senza ma. L'Italia è il Paese, fra quelli europei e anche mediterranei, meglio collegato al continente africano grazie a una rete impareggiabile di servizi marittimi: l'interscambio con queste realtà fa parte della nostra storia e del nostro futuro».
L'Ets, la tassa introdotta dall'Europa per spingere la transizione ecologica, non individua con precisione gli obiettivi da perseguire. Una tassa di scopo senza scopo?
«Intanto parliamo eufemisticamente di norme intempestive. Ma adesso non è più il momento per lamentarsi. Queste regole sono ormai diventate una realtà e allora spetta a noi, adesso, trasformarle da problema ad opportunità. Come fare? Dobbiamo ad esempio far sì che i fondi generati dal trasporto marittimo per l'Ets e il regime sanzionatorio della FuelEU siano assegnati al settore per investimenti che vadano proprio nell'ottica della sostenibilità, ad esempio per il rinnovo delle flotte».
Rinnovo delle flotte sicuramente. E poi oggi in Italia non c'è un solo porto capace di alimentare da terra una nave ferma in banchina. E questo nonostante il fatto che le navi sono già pronte da anni.
«È vero, ma all'interno del Fondo complementare al Pnrr sono state riservate ingenti risorse proprio all'elettrificazione delle banchine, le Autorità di sistema portuali hanno cominciato a muoversi e quindi anche sotto questo punto di vista ci aspettiamo passi avanti a stretto giro di posta».
Anche cantieristica e crociere stanno avendo sempre di più un ruolo straordinario come volano economico nel Mezzogiorno. Napoli è un polo per il turismo e ora, grazie al nuovo bacino carenaggio può diventarlo anche per le riparazioni navali.
«È la Blue Economy nel suo insieme a rappresentare un elemento di crescita insostituibile: il turismo, le crociere, la cantieristica navale e tutto l'indotto che questo settore riesce a generare con ricadute positive su tutta la filiera. Una città come Napoli è, per storia e vocazione, una delle capitali internazionali dello shipping: un ruolo di cui deve andare orgogliosa e che deve difendere».
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